Ottobre libri prosegue con Matteo Cerrina, Serena Formento e Rossana Ghiga intorno al libro “VIVERE LA TRADIZIONE”
Il giorno domenica 18 ottobre 2026, alle ore 16.30, presso la cappella san Maurizio di Castelnuovo di Ceva, appuntamento con Matteo Cerrina, autore de saggio di antropologia Vivere la tradizione, il calendario rituale dell’Alta Langa. Collana geografia, culture e società. Ed 2026.
Saranno ospiti, inoltre, Serena Formento (collaboratrice autonoma ed esterna per l’università di scienze umanistiche di Milano) e Rossana Ghigo (fotografa professionista) che proietteranno e commenteranno alcuni scatti su realtà produttive del territorio.
1 – A partire dall’esperienza conclusa di Settembre Cultura 2026, insieme al suo bilancio si avvia una prima riflessione su come darvi continuità nel prossimo futuro.
Il contesto culturale generale presenta una situazione di non facile lettura: lo spopolamento e un’apparente reazione che si esprime – anche – con feste e promozione turistica e che, spesso, assecondando il senso nostalgico di una società dal futuro incerto, si basa su tradizione e folclore.
“Nella staffetta della storia, l’epidemia globale di nostalgia ha raccolto il testimone della precedente epidemia della smania per il progresso che ormai si estende, gradualmente ma inesorabilmente, a tutto il mondo” Z. Bauman, Retrotopia, ed Laterza 2017.
2 – È evidente lo sforzo di rigenerazione attraverso feste che rendano visibile e attrattivo il paese evidenziandone le radici contadine ed il suo presente.
Ma I paesi montani o di mezza montagna tradizionalmente contadini difficilmente possono più essere definiti tali.
I pochi impiegati oggi in agricoltura sono prevalentemente nelle aree pianeggianti e il successivo processo di urbanizzazione ha spopolato questi paesi sempre più anziani.
Nel 1930 in Italia operavano 4,2 milioni di aziende agricole, con una superficie agricola totale di 26,3 milioni di ettari (Figura 1). Il primo censimento agricolo ufficiale del 1961 rilevò un contesto molto simile a quello del 1930, ma già tra 1961 e 1970 le aziende si riducono da 4,3 a 3,6 milioni, diminuendo poi fino a 2,8 milioni nel 1990 e a 1,1 milioni nel 2023. Le superfici si sono ridotte meno, fino ai 15,9 milioni di ettari attuali, e tra il 1930 e il 2023 la dimensione media aziendale è più che raddoppiata (da 6,3 a 14,1 ettari) (Figura 1). Grazie alla meccanizzazione, l’occupazione agricola oggi è pari a meno di un decimo rispetto all’inizio degli anni Trenta: le persone in condizione professionale attive nel settore primario (agricoltura, foreste e pesca) erano 10,8 milioni nel 1861 (su una popolazione di circa 26 milioni) e 9,4 milioni nel 1931; già nel 1961 erano solo 5,7 milioni, scese fino a 1,6 milioni nel 1991 e ad appena 800mila nel 2024. In rapporto alla popolazione attiva totale, quella impegnata in agricoltura è diminuita dal 70% a poco più del 3%1 (Figura 2) DATI ISTAT
3 – Le feste, tradizionali o nuove, che dal legame sincero con la propria terra aspirano ad attrarre visitatori, misurano il loro successo attraverso la quantità di presenze raggiunta che viene subito comunicata tramite social, condivisa, a conferma del medesimo.
“Poiché però tutti adottano il modello della vetrina, quando si va a vedere cosa fanno gli altri, si trovano in prevalenza persone felici che si divertono. Il che genera in coloro che guardano un confronto con la propria condizione personale che rende inevitabilmente scontenti. Siamo dunque di fronte ad una situazione paradossale; più si celebra online la propria vita, più aumenta l’insoddisfazione nei confronti di essa. (Vanni Codeluppi, Vetrinizzazione, ed Bollati Boringhieri, 2021)
Sono parole che, nel testo, si riferiscono a comportamenti individuali, ma, con qualche aggiustamento lessicale, posson essere efficaci per quelli collettivi, in particolare data la premessa: “la vita sociale odierna si caratterizza per la sua continua richiesta agli individui di mostrarsi al meglio, esibire pubblicamente le proprie capacità.”
Se si integrano tali considerazioni generali ad un contesto particolare ove il campanilismo è molto radicato si può immaginare come una diffusa ansia da prestazione possa compromettere le motivazioni di partenza.
Cercando, quindi, di sgombrare il campo dalla retorica dei linguaggi normalmente espressi ci si chiede cosa resti quando si spengono i riflettori.
Nota: si ringrazia “Libri per la terra; Associazione 661, la Pedaggera” per il sostegno all’iniziativa che evidenzia tematiche cui è particolarmente sensibile.
