concorso IMMAGINA – L’intervista, di Nicoli Vittorio
La giornalista arriva a bordo di un Suv guidato da quello che successivamente si rivelerà essere l’operatore addetto alle riprese, è in perfetta tenuta da montagna, pare tutto abbigliamento firmato.
Scende con un sorriso splendente e non mostra neanche un capello fuori posto: abbronzatura giusta, trucco fine, pantaloni giustamente attillati per slanciare e modellare la sua figura. Il suv si è arrampicato sino all’alpeggio su una strada bianca spesso percorsa anche da camminatori pigri quelli che giungono al rifugio posto duecento metri più in alto usufruendo come posteggio dello slargo che il percorso disegna vicino alla baita di Giovanni e lasciando così la loro auto ben vicina. Proprio Giovanni è il soggetto di questo pezzo televisivo e la giornalista appartiene ad una testata regionale che tra primavera ed estate si occupa con interesse dell’entroterra alla scoperta della natura selvaggia.
L’idea non è male perché consente di dare visibilità ad alcuni fenomeni sociali che si vanno dipanando negli ultimi anni: giovani che affrontano il così detto ritorno alla natura come scelta o come fuga da un teatro cittadino di cui non capiscono più il divenire. Proprio per questo sono nati gli approfondimenti, per capire cosa spinga realmente a questo ritorno e laddove ci sono interessi maggiori per promuovere il territorio. La giornalista ha iniziato a spiegare dinanzi alla videocamera dove si trova e con chi avrà il piacere di ragionare di alpeggio, animali, vita e lavoro: ovviamente sfoggia il suo magnetico sguardo mentre tende la mano e presenta Giovanni.
“ Giovanni ma che posto incantevole qui dinanzi a questi prati verdi, con quest’aria frizzantina e gli animali che vedo là a pascolare! Ma questo è un Eden” intanto l’operatore ruota l’occhio della macchina a trecentosessanta gradi ed inquadra le montagne alle loro spalle baciate dal sole.
“ Ecco il nostro eroe di giornata che ci racconterà la vita qui in alpeggio e ci svelerà la magia delle sue giornate”.
Giovanni è un ragazzone sulla trentina dall’aria scanzonata che indossa un bel maglione colorato ed un paio di jeans un po’ consunti, ha una corta barba poco curata e capelli a spazzola ma quello che colpisce l’interlocutrice sono gli occhi di un verde smeraldo che gli conferiscono un’aria sveglia ed attenta. In cuor suo si sta domandando cosa di preciso gli verrà chiesto perché lui non vede nulla di speciale nella sua vita se non quello che desiderava al termine degli studi e dopo una parte di esistenza passata nel rumore e nella confusione dei suoi simili.
La giornalista lo richiama al presente con la prima domanda, mentre si trovano ancora nello spiazzo antistante al suo piccolo ricovero dove troneggia il suv accanto ad alcune prime auto, in attesa dell’arrivo delle altre sorelle scortate dai cittadini che hanno scelto il pranzo in rifugio, potendo affermare di avere compiuto un’escursione in montagna. Giovanni si è presentato ai telespettatori ed ora passeggiando con la sua ospite sta raggiungendo il suo gregge, intanto l’intervista prosegue.
“Cosa ti ha portato quassù ed a questa vita? Cosa facevi prima Giovanni?”
“Bè – esordisce il nostro- ho studiato agronomia ed avevo voglia di mettermi in gioco gestendo una mia piccola fattoria, avevo un piccolo capitale ereditato ed ho deciso di scommettere su me stesso. Poi sinceramente ero stufo della vita in città, guardando i miei fratelli maggiori, i quarantenni, li vedevo grigi e stressati, incapaci però di staccare da quel modello in cui erano nati e cresciuti; ho pensato devi farlo subito altrimenti le catene si stringeranno e non fuggirai più”.
Intanto sono arrivati presso il piccolo gregge di mucche con alcuni vitellini e qui la giornalista propone la più scontata delle domande: “Hanno tutte un nome? E tu come le riconosci?” Il ragazzo la squadra poi “ Si le ho comperate o cresciute io, come potrei non conoscerle? Sono una parte importante del mio reddito e mi assicurano con latte, formaggi e carni la sopravvivenza. Il mio mondo è fatica ed amore e quando si lavora con amore anche la fatica sembra alleggerirsi, e con l’amore tutti hanno un loro nome animali, piante ed uomini ed io ti dico sinceramente credo di conoscere bene chi vive quassù”.
La giornalista non lascia trasparire alcuna reazione emotiva e prosegue con il suo lavoro: “Bene ci hai presentato i tuoi animali adesso potremmo raggiungere la tua fattoria. A proposito il mio abbigliamento va bene?” A questa affermazione l’operatore fa una panoramica su di lei giusto per mostrare come sia in forma e si sofferma sulle calzature.
“Certo!- dice Giovanni- avviamoci subito.” E parte a razzo con il suo bastone fedele al passo. La sua ospite lo segue ma si accorge di non essere così in forma come credeva e il fiato si fa corto, si capisce che ansima e fra sé sicuramente impreca.
La fattoria è posta su un pianoro più in basso di trecento metri ma i due ci arrivano in poco tempo accolti dallo scodinzolare di un meticcio di guardia, che si pone di fianco al padrone ed osserva curioso l’ospite.
“Bel cagnolino! Immagino una grande compagnia per te…” “E’ come un fratello con me divide tutto sopratutto il lavoro pesante che inizia presto al mattino e finisce al calar del sole; dobbiamo occuparci delle mucche per il latte, per l’alpeggio, fare il fieno eppoi lavorare il formaggio.”
“Vedo un forno a legna qui!”
“Si mi produco il pane con il cereale che coltivo e porto al mulino, tentando di produrre la maggior parte di quello che consumo, ah anche i biscotti! Venga glieli faccio assaggiare.”
Si accomodano in un salotto spartano, ordinato e pulito nel quale però si scorge un personal computer che incuriosisce l’ospite. Giovanni le spiega che ha un wifi e con la tecnologia progetta e mantiene contatti, lavora su fogli di calcolo per le coltivazioni e per gli animali. Tutto semplice, ordinato ed essenziale. Il piatto dei pasticcini troneggia sul tavolo e con le sue dita dalla belle unghie smaltate la giornalista si bea di un gusto che la porta nel tempo come le madeleine.
“Quanto tempo ti lascia il tuo lavoro? Riesci a scappare qualche volta?”
“Ma io non lavoro, vivo -risponde Giovanni- non posso avere stacco perché non posso abbandonare tutti gli esseri che dipendono da me come io da loro. Come le dicevo è una vita dura sicuro, ma lei come giudica la vita dei cittadini? Quando salgono quassù mi confessano di essere stremati e stritolati come fossero consumati nelle loro esistenze dalle loro nevrosi. Certo che senza progetti pubblici saranno sempre pochi i visionari come me. Eppure la natura ha un gran bisogno dell’uomo faber che si integri con i suoi ritmi, mentre troppo spesso trova il predatore che approfitta e scappa o addirittura distrugge senza senno.”
Intanto l’operatore è giunto con l’auto, ha effettuato le ultime riprese quindi spegne la camera, aggancia un pasticcino al volo e fa un cenno alla collega per avviarsi verso il suv e rientrare a montare il pezzo ma a questo punto Giovanni scompiglia le carte. Propone loro di fermarsi per la giornata, seguirlo ed aiutarlo nelle sue attività. “Vi farete un’idea più precisa e potrete raccontare la mia vita dal vero”.
L’operatore lo guarda stranito ma si meraviglia ancor di più quando la giornalista accoglie l’idea entusiasta. “Certo sarebbe bellissimo! Sai che servizio vien fuori!”
“Allora andiamo a preparare il foraggio agli animali” dice Giovanni. Il suo passo spedito mette alla frusta il povero operatore mentre la giornalista tenta qualche domanda nel cammino ed ammutolisce quando si vede consegnare un rastrello. I lavori spesso appaiono più facili e meno faticosi di quanto siano, specie se non li conosciamo.
Al termine della giornata, spenta la telecamera, svenuti sul divano operatore e giornalista si chiedono quanto sforzo ci sia per resistere in campagna, quanto di debba amare un mondo ed una vita per adattarvisi da cittadini. Bussano alla porta: sono gli amici del rifugio, i gestori, scesi a fare due chiacchiere davanti ad un buon distillato. Così i nostri scoprono che il rifugio fa sistema con le varie cascine attorno, compera e dirotta clienti ansiosi di avere i prodotti naturali – e qui lo sono- ed assieme difendono la montagna, il bosco, le vie di accesso.
Anche i gestori del rifugio hanno l’età di Giovanni. E’ la nuova primavera della montagna: “Mancate voi mezzi di comunicazione, casse di risonanza a svegliare chi ha la gestione del territorio per porre un ordine di sviluppo corretto. La montagna non può e non deve diventare solo la nuova meta del turista-cittadino, deve diventare un nuovo habitat ed un nuovo habitus mentale; i sacrifici devono essere ben pesati con i benefici.”
La giornalista li ascolta, sarà la fatica oppure il genepy ma crede di cominciare a capire che forse quello di oggi è più di un “pezzo” da televisione, ha un sapore di mondo vero con un retrogusto amaro.