Dal web “Valentina Fornelli – Giuditta legge” riprendiamo un’intervista a Valentina, ospite a Castelnuovo domenica 25 con Stefania Barbiero.

Valentina Fornelli arriva alla pubblicazione del suo esordio, La costellazione del pesce, con Solferino, grazie a un premio letterario Letterafutura, come vincitrice del 2025.

Ci racconti con quale spirito hai partecipato al Premio, se avevi già pronto il romanzo che hai candidato, e come hai accolto la vittoria?

Risposta: La costellazione del pesce non è il primo romanzo che ho cominciato a scrivere, ma è il primo che sono riuscita a concludere. Penso che la ragione sia nel personaggio di Carla, di cui fin da subito ho sentito l’urgenza di raccontare la storia. Insomma, appena ho capito che questa volta sarei riuscita a scrivere la parola “fine”, ho chiesto a un’amica come avrei potuto portare il mio romanzo all’attenzione del mondo editoriale. Lei mi ha suggerito i premi letterari. Ne ho trovato uno molto interessante, per cui ho concluso il romanzo in tre settimane di scrittura furibonda e l’ho inviato. Da quel premio non uscì nulla, ma nel mentre il romanzo era pronto. LetteraFutura, premio per scrittrici esordienti legato al festival InQuiete, è stato dunque il secondo a cui ho partecipato, tra l’altro per il rotto della cuffia perché per poco non bucai la scadenza. Mi aveva subito attratto moltissimo la prospettiva della fellowship, ovvero il fatto che in palio ci fosse non solo un contratto con un editore importante come Solferino, ma anche la possibilità di essere seguita da tutta una serie di figure professionali di accompagnamento alla pubblicazione. Pensavo però di non avere alcuna chance, dal momento che avevo scritto un libro di genere – giallo, noir, thriller, come lo si voglia chiamare – e credevo che non sarebbe stato considerato al di fuori dei premi specifici. E invece, alla giuria è piaciuto. Un onore e un’emozione che ancora fatico a descrivere.

La costellazione del pesce è un thriller ambientato ad Algeri, dove Carla, investigatrice privata specializzata in missioni all’estero, è chiamata a cercare Alfredo Mancini, operaio di una ditta di macchinari per la preparazione del cioccolato, che è scomparso con una cospicua somma di denaro. A cercarlo è il datore di lavoro di Mancini, un imprenditore che da subito non gode della simpatia della detective. Ad affiancarla nella ricerca l’imprenditore impone un giovane investigatore algerino, Youcef Belkacem, apparentemente per facilitarla nei movimenti in una terra straniera ma anche per tenere a bada le esuberanze della donna che sono venute all’orecchio dell’imprenditore.

Algeri, insieme a Carla, è protagonista del romanzo e uno dei motivi più affascinanti della trama, che hai saputo ritrarre e descrivere con vivacità e puntualità, restituendoci colori e sapori, bellezze e contraddizioni, miserie e corruzioni. Fondamentale la guida di Youcef che dona all’ambientazione uno sguardo indigeno e interno di particolare spessore.

Perché l’Algeria? E cosa ha regalato alla narrazione de La costellazione del pesce?

Risposta: L’Algeria è il paese di mio marito e della sua famiglia, e considero Algeri la mia seconda casa. È una città che amo moltissimo, e sono sicura che questo emerge dalle pagine del romanzo. Tra l’altro, l’ho scritto nel corso di un anno in cui non siamo tornati e dunque è anche impregnato di nostalgia. Ho invece avuto la fortuna di lavorare all’editing da lì, e questo mi ha permesso di aggiungere dettagli che con la lontananza avevo perso di vista. Un romanzo giallo/thriller/noir è in buona parte un dialogo tra un personaggio e un luogo. E Algeri è senza dubbio una città con una voce potente. In primis perché è stata tra i centri di quello che è probabilmente il macro evento più importante del dopoguerra, ovvero la decolonizzazione dell’Africa. Un evento che non vede l’Occidente al centro, anzi lo vede proprio messo da parte, ed è per questo che alle nostre latitudini non se ne parla a sufficienza, se non come un disastro: “Ce ne siamo dovuti andare dall’Africa e guarda cos’è successo? Fame, guerre, epidemie.” Naturalmente questa è una narrazione falsa, per tutta una serie di motivi che è troppo lungo spiegare ora. E soprattutto, che con l’Algeria non funziona per niente. Dopo la fine della colonizzazione francese, il Paese ha avuto un boom di sviluppo straordinario, ed è oggi il primo paese africano per indice di sviluppo umano. Ovviamente ci sono delle contraddizioni, ma se è per questo ci sono anche da noi. E insomma l’Algeria a mio avviso è un posto che mette parecchio in crisi quella visione europea per cui noi siamo gli illuminati e i portatori di civiltà, senza cui gli altri piombano nel caos. L’Europa continua a vedersi come la potenza coloniale che era e che ormai per fortuna non è più, anche se continua a cercare di piegare i Paesi e i popoli africani ai suoi interessi, con più o meno successo. Nel romanzo questo tema è centrale.

Veniamo a lei: Carla. La sua vita è sdoppiata, sia nel presente perché da una parte è madre e moglie, con una vita fatta di piccole abitudini e di routine che nello sgomento della madre e del marito più che del figlio piccolo vengono sospese ogni volta che accetta un nuovo incarico, come nel caso che si struttura ne La costellazione del pesce, sia perché la vita di Carla ha un evento spartiacque che non racconterò, svelato a poco a poco nel libro, che ha diviso la sua vita in due, un prima e un dopo.

Aiutaci a conoscerla, senza svelare troppo delle sorprese e dei colpi di scena che dissemini nel romanzo e che lasciamo al godimento di chi leggerà.

Risposta: Partiamo dal fatto più interessante: Carla è un’iperpoliglotta, ovvero una persona che ha la capacità straordinaria di parlare fluentemente un grande numero di lingue. Un talento che l’ha condotta al suo attuale mestiere, che è quello di detective privata specializzata in casi all’estero. Un lavoro che non ama e che però le serve per finanziare un’interminabile serie di spese – il mutuo, l’asilo del figlio, ma anche i bei vestiti che adora – che regolarmente prosciuga il suo conto corrente. Hai detto bene, ha una vita sdoppiata: da una parte la normalità della famiglia, con un bambino e un matrimonio che va così così, e dall’altra il lavoro che la porta continuamente via, da qualche parte nel mondo. Ma nessuna delle due facce della sua vita le corrisponde davvero. Mal sopporta il suo lavoro, anche se è una brava detective, e la vita matrimoniale decisamente non fa per lei. E allora cosa fa? Si mette nei guai, guai da cui la sua migliore amica nonché assistente Marianna deve spesso tirarla fuori da remoto. Nell’indagine che è al centro del libro non c’è solo Marianna a supportare Carla, ma anche un detective algerino che le viene affiancato proprio per far sì che non crei più problemi di quelli che deve risolvere, Youcef Belkacem. 

E veniamo proprio a lui: Youcef Belkacem. Attingendo alla tradizione del genere che vuole una coppia impegnata nelle indagini, nel romanzo esalti la sintonia che si viene a creare tra Carla e Youcef. Non solo aiutante, ma guida, interlocutore sagace, critico delle avventatezze della donna, sostegno e supporto importante. Rispetto ad altre coppie eterosessuali, famose protagoniste di serie gialle, in cui l’attrazione erotica è tenuta sospesa, qui deflagra con leggerezza e libertà.

Chi è Youcef Belkacem? A chi ti sei ispirata per tracciare il suo carattere?

Risposta: Quando ho pensato a Youcef ho immaginato un uomo buono, onesto e intelligente, e gli ho dato il vissuto di una persona nata in Algeria tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, e che quindi è stata bambina durante il terribile decennio nero, quando il Paese era in un bagno di sangue a seguito di un vero e proprio massacro operato dagli islamisti contro i rappresentanti dello stato, gli intellettuali e la popolazione civile. Come tanti che hanno vissuto quel periodo, Youcef è un insonne, e girando di notte ha imparato a conoscere Algeri in tutte le sue sfaccettature. Per questo è finito a fare il mestiere di detective privato. Ma ho infuso in lui anche alcuni elementi molto tipici, per così dire, del “carattere nazionale”: la sincerità, lo spirito ironico e autoironico, l’altruismo, l’amore per il proprio Paese. È un personaggio a cui molte lettrici si affezionano, chiedendomi di farlo ritornare nei prossimi episodi. Chissà…

Siamo giunti alla fine di questa entusiasmante chiacchierata. Ringrazio Valentina Fornelli della disponibilità e generosità. Quali sono i progetti futuri: tornerà Carla in altre indagini e avventure? Quali intenzioni hai sul personaggio? Lo vedi ancora in azione? E come?

Risposta: Carla nella mia mente ha molte avventure davanti a sé e molte alle sue spalle. Nella sua vita ci sono diversi nodi che andranno man mano sciolti, un timbro sul passaporto alla volta. Per quanto riguarda la sua prossima meta, nell’ultima pagina mi sono divertita a inserire un piccolo Easter egg, un indizio che i lettori possono scovare per farsene un’idea. 

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