Biblioteca, 31 marzo, raccontano Vilma e Rosa

RIASSUNTO DELLA REGISTRAZIONE

Rosa è nata a Castelnuovo, ma la sua famiglia era originaria di Bormida, qui vi erano arrivati perché avevano ereditato una cascina. Suo padre alla campagna preferiva lavorare il legno, un lavoro anche questo che è praticamente scomparso, osserva. A lei sin da piccola la campagna non è piaciuta. Racconta che essendo nata d’inverno in campagna c’è andata molto tempo dopo e… si era messa a piangere! Sua madre Letizia invece amava molto il lavoro agricolo, più delle faccende di casa. Nata quando i suoi genitori erano già di una certa età ritiene che i figli debbano nascere da genitori giovani. Ragazza va, per alcuni anni, a lavorare d’estate in albergo con un’amica, i suoi la lasciano andare a patto che l’albergatore non la faccia uscire di sera. Questo il primo anno, ma in quelli successivi saranno le due ragazze a rovesciare il patto: “Veniamo se alla sera possiamo uscire.”  Anche se stanche andranno comunque a seguire gli spettacoli serali dei cantanti che arrivano a Varazze. Poi si sposa, ha due figli e il maschio ama vivere  a Castelnuovo. La figlia invece abita a Nucetto. incontro 31 marzo 010

Ora fa spesso la nonna dietro ai suoi quattro nipotini. Rosa ci deve lasciare molto presto perché deve appunto andare a prendere i bambini. Ci salutiamo con un arrivederci.

Con noi resta Vilma. Ricorda, con la sua voce chiara e limpida, spesso accompagnata da una bella risata, soprattutto quando parla delle sue birichinate da bambina.  La sua è stata un’ infanzia felice, c’era accordo in famiglia tra padre e madre e i fratelli più grandi facevano anche un po’ da genitori. In Luciana, la sorella maggiore di tutti trovava un po’ una mamma, in Giorgio un fratello un po’ severo, mentre, Renzo a lei più vicino di età un fratello protettore. La mamma tutte le mattine andava a messa poi tornava e andava al “ buietto” a lavare i panni di questa famiglia di sette persone. Avevano animali da stalla e da cortile, il maiale, la campagna e il padre per molti anni, è stato un commerciante di legname. Sarà questa attività a permettergli di far studiare quattro dei cinque figli nei collegi di Ceva e di Mondovì e di Demonte. Allora si usava così e a casa si tornava solo per i Santi, Natale e Pasqua. Mancavano i mezzi pubblici ad eccezione della corriera mercatale del Mercoledì, che il padre prendeva per fare acquisti, compreso le scarpe per i figli, ai quali aveva misurato con un tronchetto i piedi che poi infilava nelle scarpe da acquistare. In città poi poteva gustarsi un piatto di trippe. Per quanto commerciasse in pali di legno per le vigne delle Langhe e della cascina Einaudi  a Dogliani, il camion per i trasporti lo affittava.

Vilma fin da piccola amava leggere perché era ciò che le permetteva di far galoppare la fantasia. Questo “ galoppo” lo ricorderà spesso nella sua chiacchierata.  Il mare veniva immaginato, trovandolo descritto in qualche libro, ma visto solo molto tempo dopo con la zia madrina di Saliceto. Leggeva al pascolo, o a scuola vincendo il premio di lettura, ma anche nel refettorio delle suore del Collegio. A scuola capitava di esprimersi anche in un dialetto italianizzato, ricorda un compagno che aveva detto “ Maestra per favore, mi gruppa il faudato” o “ Dove lo butto il pappeto?” ( Ma quanta gentilezza e civiltà in queste richieste!!) Per il padre, che li voleva vedere impegnati in qualcosa, anche la lettura, come la maglia andavano bene. Apprendiamo così che c’erano due biblioteche in quegli anni, una per adulti e una, scolastica,  per bambini, seguite dal Maestro Canavese. In quel lontano periodo, si proiettavano anche film in piazza: “ Maria Goretti” “ Quo vadis” e anche quelle immagini servivano a far passare, fantasticando, le ore del pascolo. incontro 31 marzo 004

Ma leggere, fantasticare o dormire al pascolo faceva sì che le mucche, sparissero e mangiassero troppo trifoglio, fino a gonfiare e a dover venire “ forate” per ridurre i gas.

Un anno , a turbare la pace, il 25 aprile del 1966, per l’esattezza, cadde vicino al paese, un piccolo aereo che proveniva dalla Val d’Aosta, portava un politico. Un cippo ricorda l’avvenimento, e per anni c’è stato un gemellaggio tra Castelnuovo e Arviè . Non molto tempo fa, anche se a distanza di molti anni, Vilma ha letto sul giornale  che è stato riaperto il caso dell’aereo per il dubbio che l’incidente potesse esser stato intenzionale.

Il ’66 è anche l’anno che Vilma termina le scuole, andrà poi a insegnare a Neive e via, via si avvicinerà al proprio paese. Un matrimonio poi annullato dalla Sacra Rota, la famiglia sempre vicina, il lavoro amato.

Vilma sottolinea anche l’”ignoranza” di una volta per la mancanza di mezzi di comunicazione, di come, il prete, il sindaco e la maestra fossero le sole autorità.

I genitori non davano grandi spiegazioni, le funzioni religiose occupavano molto del tempo libero tra messe, rosari, litanie, feste religiose. Ricorda le Rogazioni: litanie per la salvaguardia della campagna che oggi non si fanno più. Alla domenica la palla pugno, gli uomini all’osteria, le donne a vegliare con i bambini. Qualcuno si ubriacava e a volte ci scappava una rissa.

“Una volta – ricorda – ti basavi sul lavoro della terra, e il lavoro della campagna non è che ti offrisse molte opportunità.” Parlando di lingere e forestieri: “Una volta comunque le accettavi queste persone, venivano e non avevi la diffidenza che hai adesso.”

E ancora: “Per me questo era un paese solare, con tanta gente, tu uscivi per strada avevi gente seduta sulle panchine, le donne con il cesto della biancheria che lavoravano , o semplicemente che chiacchieravano; vecchietti che ti raccontavano le loro storie, poi venivi in piazza e sicuramente cinque o sei persone c’erano. Era un paese diciamo pieno. Pieno, pieno, pieno di gente  e anche di vita.

Gli orti, erano pieni di persone, di bambini, di famiglie. Si cantava, si rideva, il lavoro non ti pesava perché  c’era questo diciamo rapporto sociale , questa comunicazione, anche se lavoravi, se eri intenta al lavoro,  giravi lo sguardo e vedevi altre persone lì vicine. Adesso invece puoi stare anche una giornata senza vedere nessuno.”  E ancora : “Io adesso penso a Castelnuovo come a qualcosa di  un po’ desolato, non lo so, e ti fa anche un po’ di malinconia, vedi tutte queste case che una volta erano tutte aperte, adesso le vedi chiudere. E purtroppo quando si chiudono non le vedi più riaprire.”

Questo fa aprire una discussione tra Vilma, Enrico e me sul futuro del paese,  Vilma è perplessa: “ Il futuro di Castelnuovo?  … ( lunga pausa), io purtroppo non…non .. non me lo immagino. E’ vero che [ da qualche parte] c’è un ritorno alla terra, però le famiglie non hanno più figli. Una volta cosa succedeva? Che anche se uno moriva , c’erano i sostituti. Invece adesso se muore qualcuno, la casa chiude. E non c’è la prospettiva secondo me di far venire su dei giovani per lavorare la terra.

Enrico si sofferma sul fatto che in molti posti qualcuno è tornato:

“ A Montezemolo per esempio c’è Grafite, ha una grande stalla. A Sale ci sono quelli che hanno investito nelle erbe officinali, nell’allevamento. Qualcuno, pochi casi, ma qualcuno c’è! A Paroldo ce ne è più di uno, qui invece,  Zero!” Vilma: “Una volta gli operai, avevano la possibilità di comprarsi una casa, ci son tanti che venuti da Genova o da Savona hanno comprato qui, però adesso non c’è più quel sogno lì, la seconda casa ti bastona, tu hai a mala pena da vivere e non ti puoi più permettere una seconda casa con il tuo stipendio da operaio o anche da impiegato. Quando hai 1200, 1300 euro e una famiglia, non te la puoi più permettere la seconda casa.”

Renata: “Questa la realtà di anni fa, ma la sappiamo chiaramente qual è la realtà di oggi? Se tornassero oggi,  i nonni cosa direbbero?”

Vilma : “ No , perché è troppo confusa, la globalizzazione poi porta dei problemi enormi, una volta non c’erano mica gli extra comunitari, poi le badanti, adesso … secondo me tra vent’anni gli italiani saranno una minoranza…”

Renata : “Guardando queste terre belle e buone soprattutto per il lavoro che si è svolto su di esse, terre che sono ancora vive,  vive come il ricordo di quelle persone che qui hanno fatto tanto lavoro, mettendosi in prima persona anche quando invecchiavano ….”

Vilma :” Bisognerebbe mettere dei giovani .”

Enrico: “ E’ lì che ti volevo !”

Enrico: “ Ti dico la mia? Bisogna inventare un’economia del futuro legata alla terra, non bisogna però guardare il passato, con i sistemi del passato non ci si campa più.

E un po’ di capitali…”

Vilma: “ E un po’ di capitali….!”

La discussione resta aperta .

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