2. Cappella San Dalmazzo (Cigliè – CN)

Continuando il percorso, dopo pochi chilometri si raggiunge la piana agricola dei Peironi, sovrastata dal ripido pendio della collina su cui sorge l’abitato e il castello di Cigliè. Qui tra i campi sorge isolata la cappella di san Dalmazzo. Le dimensioni dell’edificio sembrano confermare l’esistenza di un monastero, la cui prima menzione risale al 1345 come “monasterium sancti Dalmatii de Cigliaro”, monastero di cui san Dalmazzo doveva essere la cappella e del quale oggi non rimane traccia.
L’importanza della costruzione è legata agli affreschi che rivestono completamente le pareti interne, dipinti in pieno stile manieristico(155). L’impostazione del grande affresco della Deposizione di Cristo che si sviluppa per l’intera altezza della parete sinistra, con la doppia scala appoggiata alla croce e l’insieme dei personaggi che animano la scena ricalca una incisione di Marcantonio Raimondi, tratta da un affresco di Raffaello andato perduto.
Le scene affrescate sulla parete destra sembrano derivare dalle xilografie della “Piccola passione” realizzata da Albrecht Dürer intorno al 1511. Gli affreschi, datati 1573, sono opera di un pittore anonimo, denominato “Maestro di Cigliè” proprio per l’estensione e la qualità degli affreschi di san Dalmazzo.
Nella volta dell’abside un Dio Padre interviene quale protagonista, con una composizione grafica quasi da fumetto, nella scena dell’Annunciazione: una scelta che rompe la tradizione delle immagini di un Cristo benedicente, ma spesso distante dal resto delle immagini affrescate, che caratterizza le decorazioni dei presbiteri per tutto il XV secolo.

La scarsa documentazione rimasta rende difficile tracciare una storia di Cigliè. Si possono, però, individuare alcune linee di fondo: la limitata estensione del territorio e, all’interno di questo, il relativamente piccolo numero delle giornate di terra accatastabili. Tale condizione doveva porre la comunità di Cigliè in una situazione di grande povertà di entrate tributarie. Povertà alla quale si contrapponeva l’importanza strategica del luogo, posto a guardia della valle del Tanaro, tra il Marchesato di Ceva e il distretto monregalese. E’ proprio la posizione strategica che portò alla costruzione di un castello con funzioni di difesa del territorio del Marchesato, che dopo il 1550 fu trasformato in dimora residenziale e dal 1612 passò in feudo alla famiglia Capris. Attualmente è utilizzato come abitazione privata dagli ultimi discendenti e non ne è consentita la visita.

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