Domenica ricca quella del 10 agosto: al mattino appuntamento con la Bike in Valle e alla sera seconda edizione de “Il cielo stellato sopra di noi”

E’ stata una domenica impegnativa per i due appuntamenti in calendario.

La manifestazione itinerante Bibike marinake in valle ha fatto tappa a Castelnuovo tra i cui boschi è stato predisposto un percorso che dal paese è andato alla cascina Gioia, al Foresto, alla cappella di S. Giovanni, comune di Murialdo, e poi,  in direzione del ritorno, alla cava e infine al paese. 2014-08-10 09.49.20

Per i più piccoli è stato predisposto un secondo anello, di minore difficoltà e più breve. Il pranzo è stato preparato dalla Pro Loco e molti altri volontari hanno dato assistenza in fase di iscrizione e lungo il percorso. Con soddisfazione si può guardare al futuro e dare appuntamento alla edizione del prossimo anno.

In serata si è svolta in cappella S. Maurizio la seconda edizione de “Il cielo stellato sopra di noi”. Nella notte di S. Lorenzo quest’anno  non ci si è incontrati al Bric delle Donne a causa del tempo incerto e frequsanlorenzo2014entemente perturbato che non ha garantito le condizioni, lo scorso anno ideali, necessarie per una serena osservazione.

La distanza dalle stelle è stata sostituita dalla distanza dal tempo e la serata ha avuto come oggetto di riflessione il tempo, la memoria, il ricordo, la tradizione.

Sono state presentate alcune letture e sono stati proposti alcuni canti dalla Cantoria di Ceva che hanno dato dimostrazione delle melodie e delle vocalità che fino a non molti anni fa in tutti i paesi di queste terre e in tutte le occasioni in cui le persone potevano incontrarsi facilmente si passasse dalla parola del racconto a quella del canto: erano momenti di aggregazione, di divertimento, di manifestazione di sensibilità e i testi, a differenza di quelli odierni che mettono in evidenza le emozioni, presentavano fatti presi dalla cronana.

Come ha spiegato l’ing. Adriano Scarzella, 2014-08-10 21.31.07  animatore e guida del gruppo musicale, questi testi erano affidati alla oralità, non avevano spartito, non avevano bisogno dello strumento musicale; erano essenziali e permeabili ad innovazioni e alla creatività dell’esecutore. Quindi, a partire da una base comune, è possibile registrare diverse varianti a seconda del luogo di esecuzione.

Oltre ai racconti, riprodotti di seguito, è stata interessante la testimonianza di Adriano Pecollo, esperto di osservazione astronomica, che ha raccontato della sua esperienza, di quando, casualmente, osservando il cielo stellato, si è innamorato dello spettacolo luminoso sulla sua testa, di come fosse, e sia, possibile osservare non solo le stelle, ma anche, a occhio nudo, i pianeti.   2014-08-10 21.19.40Ha fornito inoltre informazioni sulle condizione di osservabilità del cielo nei prossimi giorni.

Hanno letto inoltre: Renata, di Malpotremo; Giammario Odello, di Nucetto; Marina e Giuseppe, di Castelnuovo e Giulia, ostite  del ristorante S. Maurizio, su un testo di Gemma.                               (i testi sono di seguito riportati)

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La serata si è completata in trattoria, con una bicchierata che ha ulteriormente avvicinato le persone e con altri canti accompagnati da una fisarmonica e da un sassofono.

 

 

 

LE LETTURE

Giammario Odello

 L’eclisse totale di sole

Correva l’anno del Signore 1961, avevo appena compiuto i miei primi 12 anni di vita, frequentavo la scuola media Attilio Momigliano di Ceva. «Attilio senza la “g” e Momigliano con la “g”», non si stancavano di ripetere i professori dal momento che nei compiti in classe, l’intestazione d’obbligo che dovevamo scrivere sui fogli di protocollo, immancabilmente si prestava a far contare il primo errore “blu”. Per questo sognammo una scuola intitolata magari a Pio Bocca, sicuramente con meno possibilità di sbagliare, fin dal prologo del compito.

Ricordo che era un periodo di eccitazione. Anche a scuola si parlava della conquista dello spazio. I primi sputnik erano andati fuori dall’atmosfera, la cagnetta Laika aveva fatto il suo primo tour fuori dal mondo ed ora si stava parlando di un certo Gagarin che avrebbe volato nello spazio!. Per noi che sentivamo i discorsi in casa e a scuola, sembravano cose esaltanti ma forse un po’ da pazzi. Come se non bastassero queste eclatanti novità, ci si mise pure il sole di mezzo. Vi fu una bella e indimenticabile eclisse totale di sole che si manifestò proprio qui da noi. Altro che le spiegazioni scientifiche del perché e del per come questo fenomeno succedeva! Il vederlo proprio direttamente ci faceva sentire protagonisti della Storia. Così quel mattino del quindici di febbraio del 1961 ben prima delle 8 e 45 minuti, tutti gli scolari di Ceva, presso la quale mi trovavo, inquadrati, classe per classe, ciascuna coi suoi professori ci trasferimmo a piedi dal campanone per vedere meglio l’eclisse.

Furono spese raccomandazioni a iosa perché ci munissimo di occhiali da sole, vetri affumicati, vetri scuri di bottiglia da vino, occhiali da saldatore, vetrini da maschera per saldare, insomma qualunque strumento che ci permettesse di vedere l’eclisse guardando il sole direttamente e senza pericolo per gli occhi. Ci ritrovammo tutti su quel basione col naso all’insù ad assistere a questo evento eccezionale che a detta dei professori non si sarebbe ripetuto per noi a memoria d’uomo. Così fu. Attimo per attimo, fin quando al culmine, alle 8 e 45 minuti precisi, giunse la notte appena un’ora dopo l’alba. Tornarono a brillar le stelle. Né si poterono far fotografie per testimonianza: senza cellulari e senza macchine fotografiche, come era naturale che fosse.

Giunto a casa mia, col treno delle 13, eccitato per l’accaduto, non potei esimermi dal raccontare quell’esperienza ai miei. Il più scettico su questi fenomeni si dimostrò essere mio nonno. Tutti questi esperimenti nello spazio lo rendevano dubbioso che finissero per creare qualche cataclisma o peggio ancora qualche guerra. Ne aveva vissute ben tre e gli bastavano. Poi, più di recente, si era lasciato deprimere per la morte della nonna ancora giovane. Così scuoteva il capo di fronte a questi segnali preoccupanti e poco promettenti come li vedeva lui. Ricordo che mentre lavoravamo nei campi, io, lui e zio Giacomo, questi che era abbonato all’Unità e leggeva perciò i giornali, esclamò un giorno, proprio mentre si discorreva, manco a dirlo, dello spazio:«Guarda Gigi, noi non lo vedremo ma prima o poi andremo sulla luna». Mio nonno Gigi, ricordo, si fermò, alzò entrambe le braccia al cielo e con lo sprezzo più fiero gli disse: «Tu sei matto … andare sulla luna!. Tu sei matto da legare».

Però il ricordo più curioso, fu quando mia madre mi raccontò di come la vissero loro a Nucetto fuori di casa nostra quest’eclisse. Quel mattino, come di consueto, all’alba dopo la sveglia data dal gallo, tutta la comitiva del nostro pollaio, che lei aveva aperto appena scesa dal letto, si prestò a recarsi nel prato del gurei al pascolo. Gallo in testa e le galline in fila indiana a seguire. Partite che furono le bestiole, passarono lungo la contrada che unisce con la via vecchia il nostro cortile, attraversatala,  giunsero come di consueto nel prato del gurei che, nonostante la stagione, era asciutto e senza neve. Da poco iniziata la pastura, pare che cominciò per primo il gallo ad avere la sensazione che stesse per succedere qualcosa di strano. Altero, preoccupato, attento, allertò le sue galline e con fare guardingo finì per convincersi che era meglio rientrare al pollaio. Avrà sicuramente sentito la sensazione della situazione del tramonto che, per predisposizione naturale, consiglia a quei pennuti di rientrare nel pollaio per protezione nei confronti dei rapaci notturni. Così, mentre il buio del tramonto gli sarà parso sopraggiungere ad una insolita velocità come mai constatato,  spaventato e sconcertato con tutta la comitiva delle sue galline fece precipitoso ritorno a casa per finire nel pollaio, sui trespoli per affrontare la nuova la notte. Mia madre non poteva trattenersi dal ridere, quando me lo raccontava. Attimi di precipitoso silenzio, poi dopo pochi secondi ecco di nuovo arrivare la luce. Questa volta il gallo aspettò qualche minuto per essere ben certo, prima di ricominciare a dare la sveglia, di non ripetere quella gaffe che sicuramente avrà pensato d’aver fatto. Poi, quando fu ben certo che di nuovo giorno si trattava, scese per primo dai trespoli, radunò le sottomesse galline e tentò di nuovo la via per il pascolo nel gurei. Non prima di voltarsi indietro e di guardare a mia madre col dubbio sicuro se s’era sbagliato lui, oppure se era stato fatto uno scherzo da prete alla sua reputazione.

Non credo, per quanto fosse molto abile e sicuro di se stesso, che di eclissi totali di sole avesse cognizione, anche solamente a livello sensitivo.

Renata Aghemio

Dallo scorso anno ad oggi

Il 10 agosto dell’anno scorso ero con Adriano sul “Bric delle donne”, qui a  Castelnuovo, per vivere una serata sotto le stelle.

Non eravamo soli: sul bric, piano piano salivano in tanti a prendere posto.

Il sole, vista l’ora, era ormai sparito, ma i colori del tramonto ormai calmi  e sereni, ancora galleggiavano tra le oscurità che si facevano sempre più intense sia intorno a noi sia sopra di noi.

In questa striscia ancora calda e luminosa,  un quarto di luna aveva iniziato a sollevarsi sull’orizzonte.

Le ombre nere dei profili degli alberi  e i rilievi del terreno, apparentemente vicinissimi alla falce di luna sembravano volerla sorreggere e, al contempo, darle lo slancio per il suo viaggio notturno.

Non poteva esserci avvio migliore per una serata programmata in compagnia  di letture  e riflessioni filosofiche sul concetto del “de-siderare”, parola che contiene al suo interno il nome legato alle stelle.

Ci accoglieva  una notte in cui la mente, libera di vagabondare tra i punti luminosi del cielo, scopriva e partecipava  alle idee, ai pensieri  e ai desideri degli altri. Il viaggio da solitario si faceva comune con quello di altri.

Sotto il benefico influsso della ormai luccicante oscurità i pensieri sembravano germinare  e crescere in noi anche  attraverso le parole degli altri.

Sicuramente quella notte abbiamo parlato anche  di pace, e di solidarietà.

Guardando ora, a distanza di un anno, quanto è accaduto o sta accadendo sulla faccia della Terra sentiamo disperso quel senso di appartenenza, di ritmo comune se pure c’è mai stato.

In quello che accade l’umanità sembra essere sempre più dispersa nelle scelte da fare.

Io tuttavia continuo a ricordare il piacere di quella serata e ringrazio questo paese che ci rinnova questa opportunità con questa serata dove saranno la musica e il canto e i nostri racconti a guidarci.

Penso che questo paese sappia organizzare momenti così particolari, perché sa cogliere e valorizzare quanto è ancora presente e di valore in esso.

Intendo il suo paesaggio fatto di ampi spazi che si aprono su coltivi nuovamente in crescita, su prati , boschi dove trovano posto borgate, cappelle e  torri di castello. Penso alle testimonianze della sua storia, antica e presente, all’importanza  della cultura contadina che ancora si percepisce intrecciata all’impegno e alla  fatica, e fortunatamente si rinnova in promesse di rinascita.

Penso alle patate e ai fagioli di questi luoghi, che sottoterra, anche loro nel buio, operano per crescere, svilupparsi, diventare prodotti di vita.

Anch’essi,in qualche modo, guardano al cielo per trovare il loro slancio vitale di crescita , così come lo sa bene il contadino che tuttora li cura, e un tempo, per far questo   calcolava con  “l’epatta” la vita della luna.

Insomma gli ortaggi e le previsioni del tempo, il calendario lunare.

Invece i giorni dedicati ai  santi e alle ricorrenze e il calendario solare.

Il cielo per misurare il tempo, ma anche per orientarci nello spazio.

I l cielo e le nostre illusioni visive.

Il cielo e lo studio su di esso.

I passi lenti  e veloci dell’evolversi dell’astronomia, dell’astrofisica.

Il cielo  e i numeri incredibili che servono per  misurare distanze  e dimensioni di stelle  e di pianeti, o per definire le quantità di stelle.

Numeri , grandezze  e distanze che spaesano se cerchiamo di coglierne il senso.

Insomma il cielo per farci sorprendere, ma anche per farci impostare nuovi modi per osservare e riflettere, per costruirci un pensiero più logico  e razionale.

Il cielo e noi .

Da sempre,

Con  il nostro sguardo abbiamo legato tra loro il cielo  e la terra.

Nei  millenni lo sguardo e il nostro pensiero si sono sviluppati  e modificati, così come le nostre conoscenze.

A volte ne siamo consapevoli, altre no.

Come dice Margherita Hack:

“Siamo fatti di stelle” “Siamo fatti della stessa sostanza del cielo e del cosmo”.

Questa sera è di nuovo il 10 agosto.

Siamo in cappella.

E anche lei ha una volta.

Una volta di affreschi  a stupirci questa notte insieme alle note.

Questa notte , come dicevo, saranno le musiche e canti della Cantoria di Ceva, le letture  sulle tradizioni e sulla memoria i nostri collegamenti tra la terra e il cielo.

Noi, come sempre da quando c’è vita, siamo fatti di stelle.

Non brilliamo, ma ci compongono gli stessi elementi delle stelle.

Come l’anno scorso ci sentiamo fermi eppure continuiamo a viaggiare da sempre  sulla Terra che ruota  su se stessa e che gira intorno al sole.

 

Gemma Rebuffo

Venere per noi

Noi di Castelnuovo nati negli anni Cinquanta e dintorni abbiamo trascorso la nostra infanzia e fanciullezza in un contesto in cui le occupazioni agricole erano prevalenti.

Verso la metà degli anni Sessanta i giovani rimasti a Castelnuovo, ma anche quelli allontanatisi per ragioni di lavoro o di studio, offrivano, soprattutto durante l’estate, un valido contributo allo svolgimento di attività legate alla campagna.

Si trattava di incombenze ausiliarie come ammucchiare il fieno, aiutare a fare le capalle, raccogliere i fagioli…ma il lavoro in assoluto più interessante, credetemi, era andare al pascolo.

Interessante per varie ragioni: nessuno ti disturbava per due tre/ore, volendo potevi organizzarti e far sapere a chi ti interessava dove andavi o invitare qualcuno a farti compagnia, potevi leggere una montagna di fotoromanzi e nessuno ti controllava – a questo proposito a Castelnuovo nel mese di agosto fioriva una rete di baratto dei fotoromanzi che coinvolgeva i quattro angoli del paese – ma, soprattutto, quando tornavi a casa con tutte le bestie intatte eri considerato una sorta di eroe della giornata, in casa venivi servito e riverito e nessuno ti scomodava più fino al giorno dopo: una condizione impagabile!

Noi degli Stevagni nel mese di agosto andavamo al pascolo due volte al giorno: al mattino presto e alla sera dopo le cinque, ma anche al Bui era così, naturalmente!

Ovviamente anche gli adulti andavano al pascolo, direi gli adulti principalmente al mattino e i ragazzi principalmente alla sera.

Ora, direte, cosa c’entra il pascolo con le stelle? C’entra, eccome, perché la prima stella della sera, che peraltro è un pianeta, è Venere, la stella dei pastori e, come ci hanno tramandato i nostri genitori, quando compare non devi farti trovare impreparato: se sei ancora nel prato e sei lontano da casa è troppo tardi perché presto sarà buio, domani stai più attento/a! Se invece sei stato un buon previsore, Venere ti coglierà nei pressi di casa e farai senz’altro un figurone per esserti coordinato con la sua comparsa!

Ora, come avrete capito, gli orologi non usavano  e il suono del campanile non arrivava – per esempio – fino in Palarié o in Ciapuz, e quindi vi voglio svelare un metodo infallibile, anch’esso tramandato di generazione in generazione, per non sbagliare l’ora del rientro dal pascolo.

Occorrente: un bastone da pascolo di media lunghezza.

Procedimento: iniziate ad impugnare il bastone dal basso mano sinistra mano destra via via una sopra l’altra, senza lasciare spazi, fino ad arrivare in cima recitando questa conta in quattro tempi:

1^ posizione: URA

2^ posizione: PASTURA

3^ posizione: URA

4^ posizione: U NÉ ’NCU URA.

Se arrivate in cima al bastone dicendo”URA” della 3^ posizione, allora potete stare certi che è ora di rientrare, se invece arrivate in cima in 4^ posizione, non è, come dice la conta, ancora ora di rientrare. Se arrivate in cima in 1^ o 2^ posizione, non vale, bisogna ricominciare e… farsi furbi!!!!

MARINA E GIUSEPPE

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ADRIANO PECOLLO

APPUNTI  E MEMORIA DI  UNA SERATA A CASTELNUOVO

 Parlare di stelle e pianeti iniziando a citare la   ROCCA   PROVENZALE,  una affilata guglia quarzitica che emerge dal terreno come una pinna di squalo,nel paese di Chiappera in Val Maira, puo’ sembrare strano ma è proprio grazie a questa meravigliosa guglia rocciosa che ho imparato ad ammirare e ad amare  il nostro cielo stellato.

Guardando proprio dal campeggio di Chiappera la Rocca Provenzale  con il binocolo di un amico che mi aveva sfidato, quasi sorridendo sotto i baffi, a provare a scalarla, ho scoperto un mondo allora sconosciuto , fatto di immagini  che  le lenti.del binocolo rendevano in modo nitido, meravigliose e quasi palpabili.

Le sensazioni  forti che ho provato ammirando quelle pareti  rocciose che mi sembrava incombessero sulle nostre teste e ammirando il volo di un aquila ed il salto tra una roccia e l’altra di uno stambecco mi avevano  convinto ad acquistare un binocolo che  non avevo mai  posseduto.

Qualche settimana dopo,mi si è presentata l’occasione di acquistare un binocolo e la  sera stessa, trovandomi in una zona buia,in aperta campagna,rivolgendolo casualmente  verso il cielo ho visto e scoperto uno spettacolo di  sorprendente bellezza.Tutto il cielo,inquadrato dalle lenti del binocolo mi appariva completamente pieno di una miriade di punti luminosi e scintillanti.Le  stelle,grandi e piccole,anche di colori diversi (gialle,blu,bianche  ,arancioni, rosse),alcune immerse in nebulosita’ diffuse mi apparivano dappertutto ,anche se spostavo lo sguardo di alcuni gradi.

Mi resi conto allora che stavo osservando la Via Lattea,la famosa galassia a cui appartiene il nostro sistema solare di cui avevo avuto alcune notizie a scuola,ma che non avevo mai avuto la fortuna e l’occasione di vedere.Stregato e affascinato da questo spettacolo mi ripromettevo di documentarmi presto su questa affascinante materia ,l’astronomia,che assolutamente non conoscevo.

Nei giorni successivi provavo a documentarmi meglio sulla materia celeste consultando alcuni volumi della biblioteca comunale,ma ogni terminologia tecnica era “arabo” per me.

Per inciso paradossalmente ho poi scoperto che  la maggior parte  dei nomi dati alle  stelle  avevano origini  arabe ed il loro colore dipendeva dalla loro eta’(perche’ anche le stelle nascono e muoiono) e dalla loro massa iniziale  del materiale gassoso di cui erano composte.

Solo dopo aver acquistato  in edicola la rivista  “L’Astronomia” diretta da Margherita  Hack ho incominciato a comprendere alcune cose sul nostro cielo stellato,e sulla storia dell’umanita’  che  ha convissuto sino dai suoi albori con i  misteri e le bellezze del cielo.

Dalla rivista apprendevo che pochi giorni dopo avrei potuto osservare Giove ed i suoi quattro satelliti scoperti da Galileo nel 1610, osservando il suo sorgere con un normale binocolo,od anche ad occhio nudo,guardando verso Est dopo le 22,30 della sera.,e quindi decisi che non avrei dovuto  assolutamente mancare a questo importante appuntamento.

Dopo aver consultato per l’ultima volta la rivista ed aver memorizzato gli orari ho cercato un luogo lontano da qualunque fonte luminosa,leggermente sopraelevato rispetto alla campagna circostante,e appena trovato , indossata una giacca a vento perché era autunno inoltrato , circondato dal buio piu’ totale,mi sono messo in dolce e trepidante attesa,quasi come prima di un appuntamento galante.

In attesa che Giove sorgesse dietro le colline ad Est,mi sono soffermato ad ammirare un gruppo di stelle molto luminose poste nel cielo di fronte a me che formavano un rettangolo all’interno del quale brillavano altre stelle tre  delle quali  poste al centro del rettangolo ed  allineate  verso il basso quasi mi invitavano a spostare  lo sguardo verso  una stella bellissima e molto luminosa posta leggermete in basso a sinistra.

La stella  brillante era SIRIO,la stella piu’ luminosa di tutto il cielo,e la costellazione che stavo ammirando era la costellazione di ORIONE,con le sue meravigliose stelle BETELGEUSE,RIGEL e BELLATRIX e la sua altrettanto famosa CINTURA .

SIRIO , la Dea  Sopdet per gli egiziani e SOTHIS per i Greci,circa 5.000 anni fa’aveva ispirato il primo calendario lunare per gli Egiziani ,che comprendeva solo  tre stagioni  per anno di 360 giorni.

La prima stagione  era legata all’inondazione del Nilo,che avveniva quando sorgeva SIRIO poco prima del Sole,la seconda era la stagione della semina e la terza stagione anch’essa di quattro mesi era la stagione del raccolto.

La  costellazione di Orione  aveva ispirato anche gli antichi Faraoni Egiziani che pare avessero costruito le piramidi di Giza copiando la posizione delle tre stelle della stessa cintura di Orione.

Vi lascio immaginare l’emozione provata nell’ammirare una parte di cielo,.immutata nel corso dei secoli , sapendo che gia’ gli Egiziani e tutte le popolazioni primitive migliaia di anni prima  di noi avevano osservato  meravigliati e incuriositi.

Per pura curiosita’,non  ci sono prove certe, ma pare che circa 10.000 anni fa’ la costruzione della SFINGE  sia stata ispirata dalla costellazione del LEONE,che con le sue stelle  ricorda proprio la figura del felino  e che a causa della “precessione degli equinozi”(spero mi sia perdonata la citazione)  occupasse una  posizione in cielo,diversa da quella attuale, ma considerata  allora  di particolare significato religioso per il Faraone di quel periodo.

Avevo appena finito di fantasticare sui faraoni Egiziani,quando verso Est vedo ad occhio nudo una nuova stella,credevo fosse  tale perché molto luminosa,che si stava lentamente alzando sull’orizzonte.

Incuriosito ho preso il binocolo e  subito mi sono accorto che stavo osservando Giove attorniato dalla corte dei suoi quattro satelliti medicei,Io,Callisto,Ganimede ed Europa.

Lascio a Voi immaginare l’emozione che provai,molto simile penso a quella che provo’ Galileo quando li scopri’ con il cannocchiale da lui costruito.

Comunque da quella sera ,nonostante il freddo , mi sono innamorato del cielo e della sua bellezza.

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PRIMI APPUNTI DI ASTROMIA E SUGGERIMENTI PER UNA SERATA DIVERSA

In questo periodo , si possono osservare molte costellazioni,tra cui spiccano il CIGNO con le stelle Deneb e Albireo(la piu’ bella stella doppia di tutto il cielo),,L’AQUILA con  Altair,e la LIRA con la famosa stella Vega, che compongono il famoso TRIANGOLO ESTIVO con sfondo la Via Lattea.

Si possono poi  osservare le costellazioni di PERSEO(da cui hanno origine le Perseidi,le famose stelle cadenti o lacrime di san Lorenzo)CASSIOPEA  che ci appare a seconda delle stagioni o come una W o come una M, ANDROMEDA  che contiene la famosa Galassia  che dista 2 milioni e mezzo di anni luce da noi e che è composta da 400 miliardi di stelle e che in certe serate si puo’ anche vedere ad occhio nudo.

Poi si vede anche  il quadrato della costellazione di PEGASO  che veniva utilizzato  dagli antichi Greci per verificare l’acutezza visiva delle persone.

Infatti aveva una buona vista chi riusciva a distinguere le stelle all’interno del quadrato formato da quattro stelle molto luminose.

Come si vede molte costellazioni hanno nomi derivati da famosi personaggi mitologici,che ci sono stati tramandati da secoli.

ARGOMENTI DI NATURA ASTRONOMICA PER ALTRE SERATE DIVERSE:

 –PLUTONE non è piu’ un pianeta,è stato declassato ad asteroide o pianetino,ma dove è finito il pianeta che dovrebbe trovarsi tra MARTE e GIOVE??

 -Ipotesi scientifica  sulla stella COMETA di NATALE

 -STONENGHE  monumento funerario o  orologio cosmico??

 -GIOVE pianeta gigante gassoso o mancata stella???

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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